Ricorrenza storica, 17 Marzo 1658

Il 17 marzo 1658 durante un imponente autodafè, il Frate Agostiniano di Racalmuto Diego La Matina fu arso vivo per aver ucciso, quasi un anno prima, l’inquisitore spagnolo Monsignor Giovanni Lopez de Cisneros.

In “Morte dell’Inquisitore”, nel ricostruire la drammatica e oscura vicenda di fra’ Diego La Matina, Leonardo Sciascia aveva lucidamente colto nell’Inquisizione una modalità paradigmatica del potere e delle sue articolazioni: un potere fondato sulla capacità di indurre e persuadere l’inquisito ad accettare ragioni e regole del santo tribunale, a subire la tortura come via di salvezza, a pretendere dal condannato il pieno consenso sulla giustezza della pena inflittagli.

Intervento di Fabrizio Catalano

Sulle riflessioni maturate nella scrittura di “Morte dell’Inquisitore”, Sciascia avrebbe costruito un forte elemento di continuità nella sua fertile produzione narrativa e saggistica: la religione della tolleranza e la coscienza dell’identità genetica tra Inquisizione, stalinismo, mafia, terrorismo brigatista“. Vittorio Sciuti Russi.

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Presentazione del convegno di studi “Il tenace concetto. Leonardo Sciascia, Diego La Matina e l’Inquisizione in Sicilia”, svoltosi a Racalmuto, nella sede della Fondazione Leonardo Sciascia, il 20 e 21 Novembre 1994

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