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Lo scrittore

La vita - 1971-1989

Nel 1971 esce il romanzo II contesto, amaro apologo in forma di parodia destinato a suscitare violente polemiche, soprattutto da parte degli ambienti vicini al Partito comunista (nel 1976 Francesco Rosi ne trarrà il film Cadaveri eccellenti). Contemporanei al Contesto sono gli Atti relativi alla morte di Raymond Roussel (1971), altra inchiesta storico-letteraria su documenti d’archivio, e la silloge di racconti, editi primamente in rivista, Il mare colore del vino (1973). Il 1974 è l’anno dell’inquietante romanzo Todo modo, adattato per il cinema due anni dopo dal regista Elio Petri.
Nel 1975, nonostante i dissidi con i critici di fede comunista, Sciascia è candidato come indipendente nelle liste del PCI. In quello stesso anno dà alle stampe La scomparsa di Majorana, dedicato alla misteriosa fine del fisico catanese Ettore Majorana. L’uscita del libro accenderà una polemica col fisico Edoardo Amaldi. Nel 1977 lo scrittore si dimette da consigliere comunale, amareggiato dalla vita politica.

Nel 1976 Sciascia pubblica I pugnalatori, dedicato a una congiura palermitana del 1862 – che diventa il pretesto per una riflessione morale sulla contemporanea “strategia della tensione” - mentre nel 1977 vede la luce il romanzo Candido ovvero Un sogno fatto in Sicilia, abile ‘riscrittura’ del capolavoro di Voltaire.
Il 1978 è l’anno del pamphlet L’affaire Moro, dettato dal tragico rapimento del politico democristiano Aldo Moro. L’anno successivo vedono la luce Nero su nero, ironico e disincantato “diario in pubblico”, La Sicilia come metafora, conversazione con la giornalista francese Marcelle Padovani, Dalle parti degli infedeli, lucido racconto-inchiesta sul clero siciliano. Nel 1979, presentatosi nelle liste del Partito Radicale, Sciascia viene eletto al Parlamento europeo e alla Camera dei Deputati.

Negli anni del suo mandato parlamentare, durato sino al giugno 1983, Sciascia si dedica all’elaborazione di una nutrita serie di volumi, appartenenti a diversi generi: II teatro della memoria (1981), incentrato sulla misteriosa vicenda dello smemorato di Collegno; La sentenza memorabile (1982), sull’analogo caso del francese Martin Guerre; Cruciverba (1983), raccolta di saggi e divagazioni; Stendhal e la Sicilia (1984), scritto in coincidenza col bicentenario della nascita dello scrittore francese; Occhio di capra (1984), versione ampliata del precedente Kermesse; Cronachette (1985), che vince il premio Bagutta; Per un ritratto dello scrittore da giovane (1985), omaggio a Giuseppe Antonio Borgese; La strega e il capitano (1986), composto per il bicentenario della nascita di Manzoni; 1912+1 (1986), incentrato su un caso giudiziario dei primi del Novecento. Nel frattempo s’infittisce il suo impegno con Sellerio - la casa editrice palermitana cui collabora attivamente dalla fine degli anni ’70 alla metà degli anni ’80 - con la curatela dei quattro volumi Delle cose di Sicilia (1982-1986), originale ed inconsueta «biblioteca storica e letteraria di Sicilia».

Nel 1987 Sciascia pubblica Porte aperte, romanzo contro la pena di morte liberamente ispirato alla storia del magistrato racalmutese Salvatore Petrone, rifiutatosi in pieno regime fascista d’infliggere la massima condanna ad un reo confesso. L’anno successivo, a cura della casa editrice Pungitopo, esce la raccolta di articoli Ore di Spagna, con le fotografie di Ferdinando Scianna e una nota di Natale Tedesco.

Nel 1988, già sofferente, lo scrittore compone il suo testamento laico, il romanzo Il cavaliere e la morte.
Poco prima di spegnersi a Palermo, il 20 novembre del 1989, Sciascia pubblica l’Alfabeto pirandelliano, dedicato al grande scrittore agrigentino. Alla fine di quell’anno risalgono inoltre il racconto poliziesco Una storia semplice, la raccolta di saggi Fatti diversi di storia letteraria e civile, A futura memoria (se la memoria ha un futuro), che raccoglie i suoi interventi anni ’80 d’impegno civile. Prima della morte viene istituita, nel paese natale dello scrittore, una Fondazione a suo nome. È sepolto nel cimitero di Racalmuto. Sulla lapide si legge questa epigrafe di Villiers de l’Isle-Adam, dettata dallo stesso Sciascia: «Ce ne ricorderemo, di questo pianeta».

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